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ANNAMARIA MENOSSO

Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia

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Pensieri Sul Testamento Biologico

Alla politica spetta trovare mediazioni alte e condivise tanto più quando si tratta di temi che chiamano in causa principi e valori profondi. Dire, come mi è capitato di sentire, “non si parla di certi temi” è profondamente sbagliato, sono queste le problematiche che ci richiedono un confronto costante e una grande volontà di dialogo. Qui nessuno ha la verità in tasca, ma l'unico, vero,grande obiettivo è quello di salvaguardare la dignità delle persone. L'invecchiamento della popolazione e una aspettativa di vita crescente ci hanno messo di fronte ad un incremento significativo della incidenza delle patologie croniche. Ciò significa che siamo di fronte a una situazione nuova e cioè appunto la necessità di convivere anche a lungo con la sofferenza e la malattia. Il nostro impegno prioritario deve essere quello di assicurare e garantire attenzione per la qualità dell'assistenza e della vita in tutte le fasi dell'esistenza.

Punti di riferimento obbligati sono il rispetto dei principi di dignità e di eguaglianza di fronte alla sofferenza. Penso sia incontestabile il fatto che molto dobbiamo ancora fare per garantire al meglio la qualità della vita anche nelle fasi terminali di essa. Garantire uguaglianza di fronte alla morte, non è banale, come si muore negli ospedali e nelle residenza assistenziali per anziani, quanta assistenza a domicilio siamo in grado di garantire, quanta terapia del dolore riusciamo ad assicurare, su quale rete di cure palliative possiamo fare affidamento, questi i temi,siamo di fronte ad un impegno rilevante.

La dignità, l'autonomia delle scelte, l'eguaglianza di fronte al dolore e alla morte devono esse prassi corrente L'intervento sanitario deve avere come obiettivo la qualità della vita ed impedire che la sofferenza si trasformi in un impoverimento della dotazione dei diritti della persona.

L'umanizzazione dei percorsi assistenziali e l'attenzione per la dignità del vivere e del morire devono poter contare su un forte sostegno sociale e devono essere salvaguardate da una consapevolezza e un consenso diffuso.

Lo stesso vale per il testamento biologico il cui valore risiederà nell'essere uno strumento di consapevolezza, per far crescere e maturare una coscienza collettiva e riconoscere il rifiuto dell'accanimento terapeutico come legittima espressione di un diritto della persona più che come rispetto di una norma deontologica da parte degli operatori.

Materie così delicate devono essere trattate fuori da dispute ideologiche, in continuità e in coerenza con quel radicamento sempre più consapevole del diritto alla salute come diritto di cittadinanza.

Sicuramente comunque si tratta di un tema molto delicato che attiene come ho già detto le persone, al di là di qualunque norma legislativa ci possa essere (non regionale) rimane pur sempre la volontà dell'uomo e il suo bene più grande che è la vita.


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