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ANNAMARIA MENOSSO

Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia

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Politiche Per Gli Anziani

Quando si parla di anziani nella nostra Regione dobbiamo avere presente un quadro ben definito: i dati ci dicono che la popolazione del FVG è una delle più anziane d'Italia e d'Europa; la nostra Regione presenta tassi di istituzionalizzazione della popolazione anziana tra i più elevati a livello nazionale; il tessuto sociale è profondamente cambiato, in particolare la famiglia. Questo impone e ha imposto alla Regione una particolare attenzione ai problemi di salute degli anziani. Per fare questo ci siamo dati una priorità, abbiamo voluto mettere al centro della nostra attenzione LA PERSONA e i suoi BISOGNI, la persona umana con le sue difficoltà, le sue esigenze, con la sua vita. La persona deve essere accompagnata durante tutto il percorso della sua vita, dalla nascita alla vecchiaia, ancor più nel momento in cui per motivi diversi ma anche semplicemente perché l'età inesorabilmente avanza, comincia il lento cammino verso la non autosufficienza, sempre più grave.

Tre sono le strategie messe in campo per dare risposte alle persone anziane:

1) il potenziamento degli interventi di sostegno alla domiciliarità,
2) lo sviluppo delle cure intermedie (residenzialità temporanea o diurna),
3) la riqualificazione delle attuali strutture residenziali per anziani.

La Regione in conformità a quanto già prevedeva la legge 10 del 1998, promuove politiche per le persone anziane atte a garantire l'autonomia, l'autosufficienza e la partecipazione sociale. Un primo provvedimento legislativo datato ancora 2004, è stato rivolto alla qualificazione e al sostegno dell'attività di assistenza familiare intendendo il lavoro di cura e aiuto prestato a domicilio da persone non in rapporto di parentela con l'assistito, a favore di persone anziane o disabili a rischio di istituzionalizzazione.

Tutti conosciamo i termini della questione “badanti” e con questa legge si è cercato di regolamentare un settore assai diffuso ma finora senza molte regole né dal punto di vista della regolarità dei contratti di lavoro nè per quanto attiene la formazione del personale.

Anche la legge 6 interviene in materia di sostegno alla domiciliarità con la costituzione del Fondo per l'autonomia possibile e per l'assistenza a lungo termine rivolto quindi a persone che per la loro condizione di non autosufficienza non possono provvedere direttamente, da soli alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione. Dovrebbe quindi questo Fondo permettere, su base universale ed egualitaria, per tutti, allo stesso modo, l'accesso a tutta la gamma di servizi. La creazione di questo Fondo è senza dubbio una scommessa e come ben sapete le scommesse per poterle vincere hanno bisogno di un forte impegno. Cosa si vuole: aumentare il sostegno pubblico alla non autosufficienza aumentando le risorse regionali dedicate alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie; sostenere, con risorse e strumenti, quelle famiglie che in forma autonoma riescono ad assistere i propri componenti in difficoltà; costruire una rete integrata di assistenza domiciliare per raggiungere un numero crescente di individui, in varie condizioni, aiutando sia le persone in grave stato di necessità, che situazioni di cronicità, che quelle che vivono improvvise crisi e hanno bisogno di interventi urgenti.

Quindi bisogno a diversi livelli di intensità e di complessità assistenziale con idonee tipologie di offerta che dovranno garantire: la centralità della persona e del bisogno; la personalizzazione dell'offerta residenziale; la possibilità di modificare gli interventi e adattare la risposta a seconda del bisogno; la valorizzazione del ruolo della famiglia; la valorizzazione e la promozione delle risorse della solidarietà locale.

Se lavoriamo con questi principi e io credo di poter dire che lo stiamo facendo, saremo senz'altro in grado di mettere in piedi una vera politica di solidarietà, di accoglienza, di integrazione.


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