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ANNAMARIA MENOSSO

Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia

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La Legge Sul Friulano

Parlare di “Tutela, valorizzazione, promozione della lingua friulana” è fattore carico di sensibilità, di visioni anche molto diverse, di sentimenti molto contrastanti, di posizioni alle volte sincere altre volte probabilmente minate da una approssimazione, da una non perfetta conoscenza della realtà. Bisogna comunque partire da un principio irrinunciabile che è il riconoscimento della lingua friulana come un valore e come un diritto.

Ma che le lingue minoritarie vadano tutelate già era chiaro dalla nascita della nostra Costituzione che recita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, non solo ma all'art.2 si riconoscono “i diritti inviolabili dell'uomo” fra i quali l'appartenenza ad una propria comunità che non può non comprendere la lingua, come massima espressione.

Ed è in quest'ottica che la Regione Friuli Venezia Giulia ha pensato alla Legge regionale 15/1996 come strumento di promozione dell'identità della comunità che qui vive, come questione centrale per lo sviluppo dell'autonomia speciale e come atto di adesione ai principi della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie.
>Ma se nella storia di un popolo c'è sempre una data di particolare importanza, per il Friuli Venezia Giulia questa è il 25 novembre 1999. E' il giorno in cui il Senato ha approvato a maggioranza la legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Ed è in forza di questa legge che nessuna autorità può permettersi d'ignorare, di ostacolare o proibire l'uso di queste lingue nella scuola,negli uffici pubblici proprio perché è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della repubblica.

Le finalità di una legge rappresentano il cuore e l'essenza della legge stessa per cui il richiamo esplicito alla cultura significa che studiare il o in friulano è al contempo studiare lingua e cultura, spiegare in friulano le tradizioni, descrivere il paesaggio e le sue trasformazioni nel tempo, raccontare gli usi e i costumi, ad esempio, è insegnare lingua e cultura allo stesso tempo. La vera cultura è quella che sa trasformare i piccoli elementi della propria quotidianità in simboli universali di umanità. E dunque Pier Paolo Pasolini e altri artisti del Friuli, attraverso la loro poesia, sono simbolo di un territorio da amare e stimare per una preziosità unica e senza confini.

Fuor di dubbio comunque che l'argomento che più ha acceso gli animi e ha fatto e fa tuttora discutere, è quello relativo all'insegnamento in/del friulano. Si è andato a stabilire che le scuole sono obbligate a predisporre percorsi educativi per l'insegnamento e l'apprendimento del friulano e la famiglia è lasciata libera di decidere; è quindi la famiglia che decide perchè la scelta è opzionale. Non è perciò in gioco la sfera della libertà e del diritto dei cittadini di scegliere liberamente. Appare in tutta la evidenza la volontà di regolamentare quello che già si attua; esistono dati provenienti dalle Province della Regione che ci indicano come sia già molto diffuso l'uso dell'insegnamento/apprendimento della lingua friulana nelle nostre scuole.

Chi afferma l'inattualità del friulano e lo confronta con l'inglese, fa un raffronto che non è razionale, l'inglese e il friulano hanno funzioni, scopi, valenze lontane tra di loro, sono su due piani completamente diversi.

Ma come Franc Fari nel suo libro “Ciaf di furlans” non ci si può non chiedere “fevelà plui lenghis isal un ben o un impediment?” a voi la risposta.


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