ANNAMARIA MENOSSO
Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
APPUNTAMENTI
Non sono presenti appuntamenti.
In merito alla legge sulla fecondazione assistita sappiamo che sono in ballo i valori fondamentali della dignità umana, della salute, della libertà e della responsabilità nella procreazione.
Quello che vorrei fare non è abrogare completamente la legge 40 ma vorrei abrogare semplicemente quelle norme che risultano essere lesive della libertà delle persone; vorrei cambiare i punti più inaccettabili della legge, vorrei cambiare i suoi contenuti regressivi perché quando interviene su due punti cardini in particolare e cioè nella limitazione di una aspirazione legittima a fare figli e sulla possibilità di fare ricerca va contro qualsiasi principio di modernizzazione che il nostro paese ha conquistato anche grazie alle tante battaglie delle donne. E tutto questo lo vorrei fare mantenendo toni e temi dialoganti, aperti al confronto duro ma leale.
Chi legifera è chiamato a predisporre norme che non limitino la libertà di scelta e soprattutto che non creino discriminazione fra le persone, cosa che invece questa legge fa. Si perché ciò che qui da noi è proibito, è concesso in altri Paesi, anche vicini, dove chi assume la decisione sicuramente sofferta, difficile, lungamente meditata può accedere. Le donne italiane dovranno quindi recarsi all'estero per fare ciò che qui è non si può fare. La discriminante in questo caso è la possibilità di farlo, accesso consentito solo a chi ha disponibilità economiche sufficienti. Ma come è possibile che si facciano leggi che creano disparità fra le persone, fra ceti sociali, che ci sia chi può soddisfare il proprio desiderio di mettere al mondo un figlio e chi no solamente per pure questioni di carattere economico.
Il progetto di mettere al mondo un figlio coinvolge la coppia, per cui anche gli uomini dovrebbero sentirsi offesi da questa legge quanto le donne ed un vero peccato se questo momento di confronto e di battaglia viene vissuto come una questione di sole donne. Questa, così come è stata approvata, è una legge che va contro la libertà e la scienza, è chiaro quindi che la battaglia che stiamo conducendo è una battaglia di civiltà. Ma sappiamo anche che una legge non obbliga, nessuno è costretto a seguire le pratiche previste, ma non può bloccare la libera scelta.
E mi rivolgo qui in particolare alle donne, abbiamo dovuto tanto battagliare e attendere per avere il diritto di votare e ora, che in campo è in particolare la nostra salute e dobbiamo esprimerci sui questioni che riguardano la nostra vita, la nostra emotività, la nostra affettività, non possiamo tirarci indietro, le responsabilità si affrontano prendendo delle decisioni, l'astenersi non è mai il massimo, è segno di insicurezza, di incertezza, è un lasciar fare agli altri deresponsabilizzandosi, non è eticamente corretto.