ANNAMARIA MENOSSO
Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
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La lotta di liberazione iniziata dunque dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si concluse il 25 aprile 1945 quando l'insurrezione armata partigiana proclamata dal Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia consentì di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese mentre avanzavano le truppe alleate. Al fenomeno della Resistenza sono stati assegnati molteplici significati perché il percorso individuale di uomini e donne che hanno deciso di aderirvi è stato diverso.
In questo contesto le donne hanno avuto un ruolo importante ma purtroppo la storia della lotta di liberazione di sovente non contemplava le partigiane e la storia della deportazione nei campi di internamento e di concentramento italiani e tedeschi non trattava la specificità femminile. Dar voce alle donne e alle loro profonde istanze di tipo politico, morale, ideale, emotivo significa comprendere quell'intreccio tra scelte personali, tradizioni culturali e politiche, rotture provocate dalla guerra. E invece se guardiamo le cifre vediamo che alla Resistenza parteciparono 35.000 donne, 70.000 fecero parte dei Gruppi di difesa della donna, 4653 di loro furono arrestate e torturate, 2750 deportate in Germania, 2812 impiccate o fucilate, 1070 caddero in combattimento, 15 di esse furono insignite della medaglia d'oro. Questi dati non tengono comunque conto della più ampia attività clandestina, della solidarietà e del consenso alla lotta e devono essere aumentati se si vuol tenere conto della partecipazione diffusa. Nella Resistenza non sono esistiti compiti o settori dove non compaiono le donne.
Le donne non hanno solo imbracciato armi, ma hanno dimostrato come si può fare “Resistenza” attraverso il coraggio civile della dignità personale e della partecipazione individuale e collettiva modificando quindi la concezione di una resistenza esclusivamente armata. La presenza delle donne nella lotta di liberazione non ha precedenti storici, non fu solo partecipazione ad un movimento di uomini ma al di là come dimostrano studi recenti senza le donne e il loro appoggio ai partigiani la resistenza non sarebbe stata possibile, la loro fu una presenza consapevole,per le donne non c'era nessun obbligo, la scelta era individuale, consapevole, correndo molto spesso soprattutto nel ruolo di “staffetta” gli stessi rischi della vita, della tortura, di chi combatteva.
La partecipazione delle donne alla resistenza fu senza dubbio un importante passo verso il voto alle donne. Il 31 gennaio 1945 il Consiglio dei Ministri emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne, solo un anno dopo alle donne venne riconosciuta la possibilità anche di essere elette. Sui banchi dell'assemblea costituente 21 furono le parlamentari: 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP, 1Uomo Qualunque. Una delle madri della Costituzione che liberò prima l'Italia e che poi l'onorò con la sua opera tenace e sapiente fu Nadia Spano aderente al PCI, giovanissima aveva preso parte alla lotta antifascista, fu tra le fondatrici dell'UDI e fu grazie a lei che nella Carta Costituente furono previsti uguali diritti alle donne e se è stato riconosciuto il protagonismo femminile nella resistenza.
Colgo l'occasione, infine, proprio per ribadire che dobbiamo ritrovare quella forza, quell'unione per raggiungere uno scopo comune, che non è di carpire posti di altri,ma un invito ad accettare che il mondo fatto di uomini e donne, riservi alla presenza femminile con semplicità, con naturalezza, con normalità, non con astio, in conflittualità lo spazio che le capacità, la preparazione, la volontà, la voglia di fare delle donne hanno il sacrosanto diritto di occupare.