ANNAMARIA MENOSSO
Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia
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Molto spesso ci si chiede come mai oggi giorno il problema 'anziani' sia oggetto di discussioni, di approfondimenti. L'aumento del numero e della proporzione della popolazione anziana è una grande sfida per il sistema dell'assistenza agli anziani. Quasi tutta la popolazione dell'Europa occidentale è caratterizzata dal notevole prolungamento della vita media e, in questo contesto, la nostra regione, il Friuli Venezia Giulia, è una delle regioni più vecchie d'Italia e d'Europa. D'altra parte è anche vero che lo stato di salute degli anziani per patologie dovute all'età o, se già presenti, aggravate dall'età, è destinato a deteriorarsi determinando un crescente bisogno di assistenza. L'obiettivo primario è comunque quello di mantenere il più possibile l'anziano nel proprio contesto familiare, nel proprio domicilio, non facendogli interrompere quella filiera relazionale che se spezzata aggraverebbe sicuramente il già precario stato psico-fisico.
Oggi la scelta della casa di riposo e, quindi, la scelta dell'istituzionalizzazione dell'anziano non sembra l'unica risorsa disponibile. La famiglia può, quindi, scegliere in forma autonoma una autogestione e una auto organizzazione anche attraverso una nuova risorsa rappresentata dalle assistenti familiari. La presenza di questa figura nel nostro Paese è relativamente recente, alla fine degli anni 90 il fenomeno ha assunto dimensioni significative coinvolgendo principalmente donne immigrate. L'assistente familiare si occupa delle attività della vita quotidiana delle persone anziane, delle persone disabili, delle persone permanentemente o temporaneamente prive di autonomia, in qualche caso si sostituisce ai familiari nella somministrazione di farmaci, nella gestione economica e svolge la propria attività presso la casa della persona accudita in regime di convivenza.
Quindi si può capire da questi dati quanto importante sia questa fenomeno per il nostro sistema socioassistenziale. In effetti se adeguatamente sostenuta e regolamentato può costituire un tassello importante nella riprogettazione complessiva degli interventi a favore degli anziani e della non autosufficienza, soprattutto tenendo conto che abbiamo la necessità di rilanciare una politica sociale che incentivi la domiciliarità della cura in alternativa alla residenzialità protetta o ricovero in casa di riposo. Non si può comunque prescindere per l'integrazione di queste figure nel sistema della rete dei servizi dal permesso di soggiorno e dal contratto di lavoro. Se abbiamo detto che l'assistente familiare è una risorsa del sistema socioassistenziale oggi non è così. Infatti è una risorsa nascosta, priva di riconoscimento necessario per garantirne la qualificazione e la professionalità.
Ho fatto queste considerazioni per dire che nel momento in cui il legislatore regionale ha deciso di regolamentare e mettere ordine in questa complicata materia, ha dovuto affrontare diverse direttrici di intervento: interventi di formazione perché l'attività di assistente sia svolta secondo condizioni di adeguata professionalità a garanzia sia di chi lavora sia di chi viene assistito; interventi di promozione tra domanda e offerta di lavoro per superare l'attuale situazione caratterizzata da modalità di reperimento della forza lavoro difficoltose e qualche volta poco trasparenti; iniziative di formazione, assistenza, supporto e consulenza per le famiglie per l'avvio e la gestione del rapporto di lavoro e dall'altra parte per l'assistente per agevolarne l'inserimento nel tessuto sociale; misure di sostegno economico per chi si avvale dell'attività; monitoraggio e verifica degli interventi.